De l’articolo “Sempre più specie aliene che arrivano: il caso del Thrips parvispinus in Sicilia”, de Vittoriana Lasorella, AgroNotizie, maggio 2026.
L’arrivo di Thrips parvispinus in Sicilia nell’ottobre 2025 non ha sorpreso gli esperti, poiché si tratta di un insetto alieno altamente invasivo già responsabile di gravi danni in Spagna dal 2019, soprattutto nelle serre di peperone dell’area di Almería. La principale via d’ingresso è il commercio internazionale di materiale vegetale, spesso controllato in modo insufficiente, anche perché il tripide può impuparsi nel terreno e sfuggire alle ispezioni fitosanitarie. In Sicilia le prime piante colpite sono state gerbere provenienti dalla Spagna, seguite da ulteriori ritrovamenti su peperone, gardenia, mandevilla e altre ornamentali in diverse province dell’isola.
La biologia dell’insetto spiega la sua pericolosità: T. parvispinus ha un ciclo molto rapido, un’elevata prolificità e una forte capacità di adattamento, con la possibilità di completare 7–10 generazioni all’anno in ambiente protetto. È più aggressivo e resistente di Frankliniella occidentalis e può attaccare circa 60 specie appartenenti a 24 famiglie botaniche, incluse orticole come peperone, melanzana, cetriolo e zucchina, oltre a numerose ornamentali come gardenia, gerbera, crisantemo e dalia. I danni comprendono deformazioni fogliari, necrosi, aborti fiorali e deformazioni dei frutti, rendendo il prodotto finale non commerciabile, con casi di serre floricole completamente devastate.
Il controllo dell’insetto è particolarmente complesso: in serra è presente tutto l’anno e in Italia è probabile che sia arrivato un ceppo resistente alla maggior parte degli insetticidi disponibili. In Spagna sono state introdotte misure drastiche come la disinfestazione obbligatoria e periodi di non coltivazione, mentre in Italia la gestione è ostacolata dal fatto che T. parvispinus non è classificato come organismo da quarantena, limitando gli interventi coordinati dei servizi fitosanitari . Le strategie di difesa integrata si basano su monitoraggio con trappole cromotropiche, uso di banker plants per mantenere popolazioni di Orius laevigatus e un maggiore ricorso a tecnici specializzati, ma la prevenzione rimane cruciale: rafforzare i controlli sul materiale vegetale importato è essenziale per evitare nuove introduzioni.
